About the chef

Bruno Santi inizia come Chef 30 anni fa, lavorando nell’Orient Express per poi decidere, con il fratello, di aprire il primo proprio ristorante.

Dopo quella fortunata esperienza, Bruno Santi apre una Creperie, di grande successo, e nel mentre continua anche a lavorare in molte altre realtà. Diventando Direttore dell’Hotel Ristorante Principe di Venezia inizia ad ampliare, così, la sua esperienza non solo di Chef ma anche d’imprenditore gestendo discoteche, gelaterie, pizzerie, collaborando anche con la British American Tobaccos, famosa partner del team di Formula1.

 

About the chef

 

 

Bruno Santi inizia come Chef 30 anni fa, lavorando nell’Orient Express per poi decidere, con il fratello, di aprire il primo proprio ristorante.

Dopo quella fortunata esperienza, Bruno Santi apre una Creperie, di grande successo, e nel mentre continua anche a lavorare in molte altre realtà. Diventando Direttore dell’Hotel Ristorante Principe di Venezia inizia ad ampliare, così, la sua esperienza non solo di Chef ma anche d’imprenditore gestendo discoteche, gelaterie, pizzerie, collaborando anche con la British American Tobaccos, famosa partner del team di Formula1.

 

Una gavetta sensazionale, da realtà più intime alle più variegate sino a posti sempre più “in” e prestigiosi, dove ha potuto imparare tantissime cose, grazie anche all’esperienza di altri colleghi e alla varietà di ambienti che, lavorativamente, ha vissuto.

Dopo questo folgorante inizio,  però, Chef Bruno Santi perde passione per il suo lavoro di Chef e decide di mettersi alla prova in tutt’altro settore: è così che apre una casa di moda, di cui ne diventa direttore: la Golden Goose, un marchio di lusso.

Ma l’amore per la cucina e le creazioni culinarie torna prepotente solo qualche anno più tardi, e ricomincia … ma stavolta nel campo della pasticceria. Lavorando come pasticcere, Chef Bruno Santi si trova ad organizzare moltissimi catering, ed è proprio il susseguirsi di questi impegni lavorativi che, mano a mano, lo riportano verso i ristoranti.

Facendo catering, la socia dello Chef Santi, che fa parte della comunità ebraica di Venezia, un giorno gli ha fatto presente di un’opportunità, o meglio, una vera e propria sfida dove in molti Chef avevano fallito. Questo ristorante era proprio il Ghimel Garden del Ghetto Nuovo di Venezia, specializzato in Kosher e cucina ebraica: sì, perché il Kosher è difficile da fare, difficile da “vendere”, da rendere appetitoso, elegante ed elaborato.

La parola “sfida” è stata decisiva e lo Chef Bruno Santi, da sempre amante delle sfide e dei progetti difficili ma emozionanti ed entusiasmanti, l’ha accettata, seppur cosciente del fatto che sarebbe stato molto difficile.

All’inizio dell’esperienza al Ghimel Garden (ristorante Kosher specializzato particolarmente in matrimonio, pasticceria, eventi privati, Shabbat e via dicendo), Bruno Santi è stato messo duramente alla prova da tantissimi rabbini in visita, che volevano osservare il suo lavoro: scrutavano ogni sua mossa, lo mettevano appositamente in difficoltà per assicurarsi che non solo il cibo, ma che anche lo Chef, fosse degno della loro religione e della loro fiducia.

Il cibo Kosher, in ebraico “atto idoneo”, per gli ebrei è un atto dovuto, è parte integrante della religione stessa e viene preso molto seriamente. Si può dire che, per gli ebrei, l’idea stessa di mangiare è meno connessa a qualcosa di piacere ma più rivolta ad un senso del dovere, di rispetto verso il loro Dio, YHWH.

Il lavoro e lo studio è stato molto, e lo Chef Bruno Santi ha imparato, ancora di più, quanto sia complesso diventare uno Chef Kosher: nelle cucine è, infatti, sempre presente un controllore specializzato nel vagliare ed ispezionare i prodotti in arrivo, che osserva i processi di produzione del cibo fino al momento in cui verrà servito.

Ma lui, a differenza dei suoi predecessori, non ha fallito ed è riuscito ad ottenere la fiducia e ad estasiare anche gli ebrei più difficili ed esigenti: grazie al suo bagaglio di esperienze, Chef Santi è riuscito a creare una cucina Kosher perfezionata, che rispetta in pieno l’originarietà e le tradizioni ebraiche ma che risulta più raffinata e haute-cuisine.

Usando un termine da lui coniato, “Kosher friendly”, il suo Kosher ne segue i dettami ma non è non prettamente il kosher che tutti gli ebrei conoscono, bensì una nuova esperienza sulla base di qualcosa di già noto. Lo Chef Santi ha voluto un po’ riscrivere la fama del Kosher, che è sempre stato sinonimo di ‘mangiare male’, perchè utilizzavano materie scadenti e rapportavano la cucina al dover mangiare, rendendolo invitante.

Ed è così che ha ottenuto la fiducia degli ebrei che, per questa religione, è una cosa molto importante, quasi un patto invisibile, ed ottenerla significa non perderla più ed avere dei clienti a vita, che saranno sempre fedeli e riconoscenti.

Grazie al suo studio personale e a quanto ha imparato tramite colleghi e clienti stessi, lo Chef Bruno Santi è diventato, ora, un esperto di cucina Kosher, forse un po’ meno di un rabbino ma senz’altro più di un ebreo praticamente medio.

Aspetto singolare, se si pensa che Chef Bruno Santi è un ateo convinto! Ma forse è proprio questa sua areligiosità che gli ha sempre permesso di rispettare e trovarsi in armonia, sempre curioso di apprendere e sfoderare le migliori delle creazioni culinarie, i credenti di tutte le religioni, ed è proprio quello che è successo anche con gli ebrei ed il difficile mondo della cucina ebraica.

Chef Bruno Santi è diventato, ora, tra gli Chef Kosher più famosi e riconosciuti in Italia e, perché no, anche del mondo, dato che il Ghimel Garden del Ghetto Nuovo di Venezia attira moltissimi ebrei da italia ed estero e clienti curiosi di avvicinarsi al Kosher ed assaporare questa tipo di cucina, da lui un po’ reinventata e lontana dalle dicerie che l’hanno sempre dipinta come “banale” e un po’ triste.

L’unicità del Ghimel Garden, oltre ad avere la prestigiosa figura dello Chef Bruno Santi, come come abbiamo visto vanta notevoli esperienze in altrettanti campi, il che dà ulteriore risalto e completezza alla sua professionalità, è quella di poter mangiare Kosher, cosa già di per sé non così comune in Italia, in una location suggestiva e rilassante, con un bellissimo giardino esterno (e avete presente quanto è raro, in una città come Venezia, riuscire ad avere un giardino?) proprio di fronte al canale. Una particolarità non da poco, soprattutto se rapportato ai classici ristoranti Kosher, che sono conosciuti per essere solitamente un po’ “essenziali”.  Lo Chef Santi consiglia a tutti i turisti della bella Venezia di andare al Ghimel Garden (che gode dell’esclusiva certificazione del rabbino capo della Comunità Ebraica di Venezia, Rav Scialom Bahbout) per fare l’esperienza ‘Kosher Friendly’, e assaggiare degustazioni ebraiche: Sarde in Saor, tipica della cultura veneziana ed ebraica, Concha di melanzane e zucchine, hummus, falafel, carciofo alla Giudea, che colpisce ed ingolosisce sempre tutti, e moltissimi altri assaggi che vi faranno scoprire una cucina che ha molto, molto da offrire.